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La regione delle Marche, affacciata sull’Adriatico e incastonata tra le pendici dell’Appennino settentrionale e centrale, si distingue per una varietà di paesaggi, che si estende dai rilievi montuosi fino alle dolci colline e alle coste sabbiose.
Le Marche occupano una posizione strategica, lambendo sia l'Appennino settentrionale che quello centrale. Questa particolare collocazione ha un impatto significativo sulla conformazione del territorio, che si divide in due sezioni morfologicamente distinte:
Tra i principali rilievi montuosi, si ergono il Monte Nerone (1526 m), il Monte Catria (1702 m) e, al confine sud-occidentale della regione, il Monte Vettore (2478 m), nel cuore dei Monti Sibillini.
Le montagne delle Marche, situate nella parte occidentale della regione, sono contraddistinte da una particolare conformazione "a denti di pettine". Dai crinali principali dell'Appennino si dipartono diversi contrafforti che seguono un andamento trasversale e parallelo l'uno all'altro. Man mano che si avvicinano all'Adriatico, questi contrafforti si ammorbidiscono, trasformandosi progressivamente nelle colline subappenniniche.
Queste colline presentano un andamento dolce e ondulato, contribuendo alla creazione di un paesaggio che rappresenta una delle caratteristiche distintive della regione. La transizione dalla montagna alla collina è graduale.
Il territorio marchigiano è arricchito da numerosi avvallamenti, di diverse ampiezze e morfologie:
Con i suoi oltre 170 km di costa da Gabicce a Porto d’Ascoli, la costa marchigiana si presenta piuttosto uniforme, senza grandi insenature o golfi. La prominenza centrale del Monte Conero (572 m), con le sue scogliere a picco, rappresenta un'eccezione nella monotonia della costa, creando un promontorio che domina il mare e si differenzia nettamente dal paesaggio collinare circostante.
Le spiagge della regione, prevalentemente sabbiose, ospitano numerose località balneari rinomate, come Fano, Senigallia, Falconara, Numana e Grottammare.
La morfologia delle Marche riflette una straordinaria varietà di forme e paesaggi, offrendo una continua alternanza tra i rilievi aspri delle montagne, le dolci colline coltivate e le tranquille spiagge dell’Adriatico.
I corsi d’acqua delle Marche presentano caratteristiche comuni, tra cui una lunghezza piuttosto contenuta (nessun fiume supera i 95 km) e un regime prevalentemente torrentizio. Questa conformazione porta a significative variazioni di portata tra i periodi di magra, caratteristici delle stagioni secche, e i periodi di piena, tipici dei mesi più piovosi, durante i quali i fiumi possono gonfiarsi notevolmente.
Partendo da nord, il primo fiume significativo che si incontra è la Marecchia, il cui corso superiore attraversa il territorio marchigiano prima di entrare in Romagna. Più a sud troviamo il Foglia, che scorre lungo un’ampia valle fino a raggiungere l’Adriatico.
Proseguendo lungo la costa verso sud, si incontrano il Metauro e l’Esino, due dei fiumi più conosciuti della regione. Il Metauro, in particolare, ha una certa rilevanza storica: lungo il suo corso, nelle sue valli e sulle sue sponde si sono svolte battaglie cruciali durante l’epoca romana. L'Esino, invece, è un corso d’acqua che attraversa una valle piuttosto ampia e tocca città importanti come Jesi.
Subito dopo l'Esino, troviamo il fiume Potenza, che attraversa una valle di dimensioni considerevoli e porta con sé numerosi affluenti minori, soprattutto nella sua parte centrale. Grazie all’apporto di questi affluenti, il Potenza è uno dei fiumi più costanti nel corso della sua portata, anche se mantiene comunque una certa variabilità tipica dei fiumi marchigiani.
Tra gli altri fiumi della regione, uno dei più importanti è senza dubbio il Tronto, situato nella parte meridionale delle Marche. Il Tronto, a differenza di molti altri fiumi della regione, nasce fuori dai confini marchigiani, nei Monti della Laga, in Abruzzo. Esso scorre dapprima attraverso gole montane, e successivamente raggiunge il territorio di Ascoli Piceno, prima di sfociare nell’Adriatico.
Il clima delle Marche è estremamente vario e presenta significative differenze in base a fattori come altitudine, vicinanza al mare ed esposizione alle correnti atmosferiche. La regione è caratterizzata da una forte diversità climatica tra la fascia appenninica interna e la costa adriatica, che influenzano in modo marcato temperature e precipitazioni.
Nella fascia appenninica, situata nell’entroterra e a quote più elevate, il clima è tipicamente più rigido in inverno e fresco durante l’estate. Qui, le temperature possono scendere considerevolmente nei mesi invernali, con gelate e nevicate, soprattutto nelle aree montuose sopra i 600 metri di altitudine, come a Fonte Avellana. Durante l’estate, le temperature restano più moderate rispetto alla costa. Le precipitazioni in quest’area sono abbondanti e superano facilmente i 1000 mm annui in molti punti, raggiungendo oltre 1500 mm nelle aree appenniniche più esposte.
Spostandosi verso la costa adriatica, il clima diventa più mite. Le città costiere, come Ancona, Fano e Pesaro, godono di inverni relativamente più miti e di estati calde, ma raramente troppo afose grazie all’influenza mitigatrice del mare. Tuttavia, esistono delle differenze tra la parte nord e sud della costa marchigiana. A nord di Ancona, le temperature invernali sono più basse, influenzate dai freddi venti del nord che possono portare a medie in gennaio inferiori ai 4 °C a Pesaro e Fano, mentre ad Ancona la media si attesta sui 6 °C. La parte meridionale della costa, invece, subisce l’influenza dei venti caldi e umidi provenienti da sud, come lo scirocco, che contribuisce a rendere l’inverno meno rigido rispetto al nord della regione.
Le precipitazioni aumentano man mano che si sale di altitudine: a livello del mare, ad Ancona, la media annua si aggira intorno ai 650 mm, mentre a Macerata, situata a circa 280 metri di altitudine, si registrano circa 850 mm all’anno. Più in alto, a Camerino, che si trova a 664 metri, le precipitazioni superano i 1000 mm, e in località come Fonte Avellana raggiungono picchi di oltre 1500 mm, spesso sotto forma di neve in inverno.
La flora delle Marche presenta una ricca varietà di specie che variano in base all'altitudine e alla vicinanza al mare. Nelle aree montane, tra i 900 e i 1150 metri, si possono ancora trovare boschi di abete bianco, particolarmente nell’area di Bocca Trabaria. I faggi sono le specie predominanti nelle altitudini più elevate, mentre i castagneti si estendono nelle zone di S. Agata Feltria nel Pesarese, Fiastra nel Maceratese e Montemonaco nell'Ascolano. Scendendo verso le aree submontane, il paesaggio cambia, e si possono ammirare vasti querceti, come quelli di roverella e cerro. Le cerrete di Carpegna e di Sasso Simone nel Montefeltro rappresentano esempi significativi di queste foreste.
Oltre i 1200 metri, il paesaggio diventa più spoglio e brullo, ma avvicinandosi alla costa, il territorio si fa più verdeggiante con un’alternanza di pascoli e campi coltivati. La fascia litoranea è caratterizzata dalla tipica vegetazione mediterranea. Un esempio significativo è la foresta che si sviluppa sulle pendici del Monte Conero, dove crescono timo, corbezzolo e lecci.
Per quanto riguarda la fauna, molte specie selvatiche che un tempo popolavano la regione sono oggi estinte o in via di estinzione. Il lupo, la volpe, l'aquila e la lontra, un tempo abitanti stabili della regione, sono ormai rari da incontrare. In generale, la fauna delle Marche è simile a quella delle altre regioni italiane, ma ci sono alcune eccezioni: in particolare, diverse specie di uccelli migratori, come l’airone e la cicogna, fanno brevi soste nelle Marche, soprattutto nelle aree attorno alle foci dei fiumi nella zona meridionale della regione.